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La storia di Alexia: una vita passata in Italia, ma “per colpa della politica mi sento straniera”

Roma, 13 ottobre 2022 – “Sono cresciuta in Italia, ho fatto la scuola qui e i miei amici sono italiani. La cosa che fa più male è che io non posso votare né alle elezioni né ai referendum. E’ frustrante. Ci sono temi a cui mi sarebbe piaciuto dare un mio contributo. Invece no. L’Italia è il Paese in cui vivo, in cui ho intenzione di restare, ma non posso votare, non posso dire la mia su ciò che potrebbe cambiare le sorti di questo Paese”. A raccontare la sua esperienza di vita è Alexia Uriarte, una giovane ragazza di 20 anni nata in Perù e arrivata in Italia a soli 3 anni. Nonostante ormai una vita passata qui, infatti, Alexia non è ancora riuscita a ottenere la cittadinanza italiana.

La storia di Alexia, in Italia da una vita ma senza cittadinanza

Alexia parla perfettamente italiano, ha frequentato un istituto tecnico economico e oggi lavora come commessa. “Voglio fare l’agente di commercio ma mi manca la documentazione. Per fortuna ho il permesso di soggiorno ma non il certificato dei carichi pendenti che deve essere fatto dal mio consolato, visto che non sono italiana e che non posso seguire la procedura standard“. Per un paradosso, infatti, Alexia non riesce a ottenere la cittadinanza. “Perché, oltre alla residenza per 10 anni in Italia, che io ovviamente ho, viene richiesta la situazione reddituale familiare degli ultimi 3 anni. Mia madre non ha lavorato, mio padre è stato in disoccupazione per tanto tempo. Come faccio? Dovrei aspettare allora di maturare io i 3 anni di reddito per poi fare richiesta di cittadinanza. Ma questo significa che potrò avviare la procedura a 23-24 anni e che, con i tempi che ci sono oggi, la otterrò forse a 26 anni. Un parente in Italia la ottiene più facilmente, come nel caso di un mio conoscente che l’ha avuta in pochissimo tempo perché aveva il nonno italiano“.

“Mi sento straniera”, ammette Alexia, ma questo perchè l’Italia è “indietro nel tempo”. Perciò non si sente rappresentata, e nemmeno integrata al 100%. “I cittadini vogliono lo Ius Scholae, gli italiani sono pronti ma alla fine sono i politici a decidere le nostre sorti, non rappresentandoci del tutto forse. Certi partiti politici tendono a discriminare, a non voler parlare di temi come i diritti civili e a volte si esprimono anche contro”, ha commentato poi in passato.

Il riferimento è chiaramente al centrodestra: “Mi pare evidente che ci sia del razzismo da parte loro. Sui post che pubblicano sui social ci tengono a specificare quando un crimine viene commesso da un nigeriano o da un marocchino, l’importante è che sia straniero. Specificano sempre in senso negativo per lasciar intendere che lo straniero è un criminale. Se la vittima è straniera, invece, non ne parlano. Mi piacerebbe pensare che vivere in un Paese da stranieri possa diventare un arricchimento culturale. Non è che devo conoscere per forza i santi o la religione per essere italiana al 100 per cento“, aveva aggiunto inoltre.

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