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Cittadinanza. Rabia: “Non mi hanno riconosciuto i documenti perché scritti in inglese”

Che cosa significa non avere la cittadinanza? Che cosa comporta? Soprattutto, come può essere vivere tutta la vita in un Paese, e non vedersela riconoscere a causa delle proprie origini? Probabilmente chi ne è in possesso, questo, non se lo è mai chiesto. Con la nostra rubrica sui cittadini di “serie B” raccogliamo storie di persone che, invece, sono costrette ogni giorno a lottare contro il mancato riconoscimento della loro cittadinanza, nonostante spetterebbe loro di diritto. La burocrazia italiana, infatti, spesso blocca i procedimenti per ottenerla. Per capire ancora meglio cosa possa significare, oggi vi proponiamo la storia di Rabia, una giovane di origini pakistane arrivata in Italia quando aveva solamente sei mesi.

“Mi chiamo Rabia, ho ventidue anni, vivo a Cremona e sono cresciuta qui. Sono italiana, ma non ho la cittadinanza. Mi spetterebbe di diritto, non per concessione o per cortesia: ho studiato qua, sono cresciuta qua, ho fatto tutto qua. Perchè non posso averla? E’ un mio diritto”, sottolinea con un tono di rabbia.

Sono arrivata in Italia nel 1997, lo stesso anno in cui sono nata: avevo solamente sei mesi. Dovevo nascere qui, ma mia nonna si ammalò e quindi mia mamma chiese un permesso speciale per tornare in Pakistan e starle vicino. Poco dopo si ammalò anche mia mamma, quindi mi fecero nascere d’urgenza lì. Per questo motivo, sono stata registrata in Pakistan. Una volta finite le pratiche, siamo tornati: non mi sono mai fermata in Pakistan, ho vissuto solamente in Italia“.

“Sono tornata in Pakistan quando avevo vent’anni: mi piace come ambiente, ho conosciuto i miei cugini e i miei familiari. Tuttavia, non essendo cresciuta lì, non essendo abituata a quegli ambienti, dopo un po’ ho iniziato a “mordermi”: la tentazione di tornare indietro era tanta. Mi sono comunque adeguata, e mi sono trovata bene. In ogni caso, però, preferisco stare in Italia perchè questo è il mio Paese“, sottolinea a Tv2000.

“Oltre a studiare, lavoro nell’azienda familiare di mo papà. Ha una ditta di autotrasporti, e faccio tutto quello che è necessario: dal recupero di pezzi ai colloqui. Anche perchè mio papà e mio fratello lavorano sempre, quindi c’è bisogno che io mi occupi delle questioni più burocratiche”.

Rabia sogna di andare in India, ma finché non avrà la cittadinanza, dovrà tenere il suo desiderio custodito in un cassetto: “L’unica alternativa sarebbe passare dal Pakistan, una volta lì richiedere il visto e poi entrare in India… E tutto questo solo perchè non ho la cittadinanza”, racconta un po’ sconsolata. “Per me l’Italia rappresenta la mia casa, è il mio posto. Se lo dice un italiano viene creduto di più perchè è il suo posto d’origine. Anche per me, però, è il mio posto d’origine. Posso andare ovunque, ma tornerò sempre in Italia. Anche se non ho la cittadinanza.” Rabia chiarisce il motivo per cui non riesce a ottenerla: i documenti in suo possesso sono scritti in inglese, e per questo non glieli hanno riconosciuti. Anzi: hanno addirittura dubitato potessero essere stati falsificati.

Da grande vorrebbe aprire un ristorante. “Ora sono concentrata sul prendere il diploma di maturità, poi vorrei iscrivermi all’università. Voglio continuare a studiare per avere qualcosa in mano. E poi ho una certezza: rimanere qui, a casa mia“. Questo, anche se lo Stato continua a non riconoscerla come una cittadina italiana.

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